Da IL Colle dei Santi.

Di tanta gente in Sardegna che ha vissuto gli anni della Seconda Guerra Mondiale, molta ha confessato di averne sentito appena l’eco: non era certo parte di coloro che rimasero a Cagliari in quegli anni. Per loro fame e stenti furono grandi almeno quanto la paura di non risvegliarsi, sepolti da un cumulo di macerie. Si rifugiavano a centinaia nelle grotte, come quelle del convento, dell’anfiteatro, di piazza d’Armi,  dei giardini pubblici… nelle catacombe e nei cunicoli di cui Cagliari sotterranea è piena, diramandosi in tutte le direzioni,  formando intricati labirinti. Solo chi è sopravvissuto se vuole ricordare può pescare tra quei fortissimi ricordi…. Ad esempio, a distanza di tanti anni c’è chi non dimentica quella figura silenziosa, rassicurante, che all’improvviso compariva nei rifugi, il suo atteggiamento per i derelitti d’ogni estrazione. Per tutti un cenno, una speranza, un’esortazione a pregare. Quando la sirena dell’allarme faceva correre tutti al riparo, lui raramente abbandonava i suoi doveri. Tante volte fu visto in preghiera dentro la chiesa del convento mentre le bombe facevano tremare la terra o nei rifugi per assistere e sostenere. Quando fu informato del terribile bombardamento che sconvolse Roma scoppiò a piangere al pensiero di tutte quelle vittime. Una volta, osservando degli uomini distribuire dei viveri che non potevano bastare per tutti i disperati che chiedevano da mangiare, mormorò scuotendo la testa:

– Poveretti, come faranno ad accontentare tutti...

Più di una volta il suo silenzio e la luce dei suoi occhi, per molti sconosciuta, inondarono d’amore i bambini, le donne e gli uomini che chiedevano aiuto. Dava da mangiare, procurava da dormire e, soprattutto, pregava. Il frate era presente quando il 13 maggio del ’43, Cagliari fu sconvolta dal più terribile dei bombardamenti  e che la fece, letteralmente, a pezzi.  Era presente anche il giorno della tremebonda replica, il 28 febbraio dello stesso anno… Trovò fra Serafino che si aggirava piangendo tra le macerie. Avvicinandosi a lui, con gli occhi azzurri di cielo gli mormorò:

– Bisogna piangere per chi muore in peccato mortale. Se Dio non ha misericordia...

La sera dopo quel bombardamento videro camminare sconvolto anche Francesco Alziator, tra gli scrittori più illustri di quei tempi, che tanto amava Cagliari. Gli erano morti tanti compagni e pensando che senso avesse tanta furia omicida cercava, sconsolato, una risposta. In quel mare di miseria gli comparve fra Nicola. Gli corse incontro affranto:

– Fra Nicola, tutto questo che senso ha?

Il frate lo guardò, poi con gli occhi al cielo rispose:

– Sia fatta la volontà di Dio.

La figlia Cristiana raccontò del padre, del ricordo di quella risposta e di quel frate… la luminosità di quegli occhi, ebbero il potere di ridargli fiducia, una ragione per proseguire. Scriverà, Francesco Alziator, sull’Unione Sarda del 7 giugno 1961:

“Io so che nessuno mi ha mai persuaso, né i discorsi dei teologi, in fondo ai quali mi pare sempre di scorgere l’abilità dialettica, né il clamore propagandistico di luoghi famosi per i quali resta sempre il dubbio del redditizio turismo, né il fasto dei riti e dei personaggi che hanno parlato soltanto al mio senso estetico o al mio gusto per la tradizione, quanto quel frate solitario e silenzioso che non riteneva che fosse neppure necessario rispondere “grazie” a chi gli offriva qualcosa”.

 

Il 28 febbraio è scolpito nel cuore e negli occhi anche di una distinta signora di nome Olga Piombini, allora una bimba di dieci anni. Quel giorno la gente cercava riparo ovunque… Scappava anche il padre, Renato, di origine toscana, impiegato alle Saline di Stato, fuggendo dal posto di lavoro insieme ad altri cinque colleghi, terrorizzati quanto lui. Se ne accorse il direttore che da dietro una vetrata assisteva a quella scena che giudicò poi “abbandono ingiustificato del posto di lavoro”. Papà Renato capì subito e rientrando a casa la sera non nascose la preoccupazione alla moglie: rischiava il licenziamento. Il mattino seguente presentandosi al lavoro scoprì che i suoi timori erano veri. Il direttore non accettò le spiegazioni dell’uomo e lo licenziò, insieme agli altri cinque. Con cinque figli da sfamare, l’abitazione distrutta e la certezza di non trovare altro lavoro significava essere ridotti alla miseria. Per mesi e mesi Olga e la sua famiglia vissero, come ricorda ancora oggi:

– Come Dio ha voluto, – nelle stesse condizioni di tante altre famiglie.

La famiglia Piombini abitava in via Bottego, ai piedi del colle di Bonaria. Da qualche tempo in quella zona passava, quasi ogni mattina, fra Nicola. Dal  cortile la piccola Olga lo vedeva salire per la scalinata diretto verso il colle, col passo umile e stanco. Nella parrocchia di Bonaria in quei giorni si facevano i preparativi per le prime comunioni. Tutti i bambini che potevano si preparavano all’evento. Olga non era fra loro anche se lei e il  fratellino lo desideravano tanto. Erano troppo poveri, in casa mancava spesso il pane. Ma la bambina desiderava così tanto poter fare la prima comunione che un giorno scoppiò in lacrime implorando la mamma. Quella povera donna, affranta, le rispose che non c’erano né pane né soldi, che doveva rassegnarsi. Ma Olga singhiozzava in silenzio e al pianto insistente della figlia provò a dirle:

–  Ascolta, questi giorni passa fra Nicola: tu prova a chiedere a lui.

L’indomani Olga si mise in attesa del passaggio del frate. Ad un tratto lo vide… Saliva faticosamente le scale e dopo alcuni scalini si sedette per riposare. In un attimo gli corse dietro, lo raggiunse e con i lacrimoni sul viso lo implorò:

– Fra Nicola!... Siamo tanti bambini e non abbiamo pane, non abbiamo nulla!... Io e mio fratellino vorremmo fare la prima comunione... Cosa può fare per noi?... Mi aiuti...

Il frate, che aveva ascoltato in silenzio e a capo chino,  rispose:

– Vedrai.

E detto ciò si alzò per riprendere il cammino. Ma la bimba non capiva e continuò:

– Come posso io fare la prima comunione quando mio padre non ha niente?

Allora l’uomo di Dio si fermò:

– Quando entrerai in chiesa con la candela accesa, se vedi che si spegne, vedrai che tuo padre riavrà il posto.

E si allontanò.

Olga rimase lì…  senza sapere che pensare, senza sapere cosa dire per ringraziare… Poi la realtà riprese il sopravvento, e asciugandosi le lacrime ridiscese le scale dicendo fra sé:

–  ... anche lui mi ha preso in giro… Altro che vedrai... Mio padre… senza lavoro, senza nulla...

All’ora di pranzo di quello stesso giorno giunse a casa una sorella di Olga che lavorava da una sarta in via Regina Margherita. Entrò in casa con un pacco sottobraccio e rivolgendosi sorridendo alla sorella disse:

– Olga, c’è qualcosa per te!

La bambina, meravigliata, interrogava con lo sguardo la sorella, che facendosi seria aggiunse:

– Sai, ieri a Milano in un ospedale è morta la figlia di una signora che conosco, aveva il cuore malato… Doveva fare la prima comunione: la mamma me lo ha dato per te...

Dicendo questo aprì il pacco mostrando un abito bellissimo, completo di scarpe. Olga restò a bocca aperta… non riusciva a credere ai propri occhi… Un vestito tutto nuovo e completo di scarpe! Per lei che, come i suoi fratellini, aveva ai piedi gli zoccoletti anche d’inverno!

Passarono i giorni e Olga coronò il suo piccolo sogno di ricevere la prima comunione. A distanza di tanti anni la ricorda ancora come una cerimonia bellissima. Quel giorno, con indosso il suo bellissimo abitino, entrò in chiesa tenendo nelle mani una candela accesa, adornata da un fiocco bianco, come tutti gli altri bambini. Coronava il sogno ma il suo cuore non era del tutto sgombro di tristezza: suo fratellino non era con lei e neppure suo padre, convocato la sera prima con una lettera del direttore delle Saline che lo convocava l’indomani mattina nel suo ufficio per dei chiarimenti riguardo al licenziamento. La bambina camminava emozionata verso l’altare quando un’improvvisa e leggera folata di vento spense la sua candela. In un attimo Olga ricordò le parole di fra Nicola e pensò:

– Allora è vero!

Quando verso le dieci e trenta fece il suo ritorno a casa, con la mamma e i fratellini, trovò il padre seduto sui gradini che piangeva. Vedendo la moglie e i figli si alzò, li prese vicino a sé e disse loro con le lacrime agli occhi:

– Figli miei, da oggi ci sarà di nuovo il pane in casa.

Renato Piombini era stato riassunto e con lui i suoi compagni di lavoro.

Quel giorno fu grande gioia per tutta la famiglia. Passò una settimana e fra Nicola comparve nuovamente dalle parti di via Bottego. Olga non aspettava che quel momento… Desiderava tanto ringraziarlo per quanto aveva fatto… Dal cortiletto, lo vide salire su per le solite scalette ed ebbe l’impulso di corrergli dietro. Ma pioveva, pioveva a dirotto… Olga esitava… voleva correre per ringraziarlo e ripararlo dalla pioggia scrosciante, ma si vergognava. Aveva l’ombrello tutto rotto, con le stecche di fuori. Alla fine, al pensiero che con una pioggia così forte fra Nicola fosse lì fuori senza riparo, ruppe ogni indugio, gli corse dietro, in un lampo lo raggiunse ed esclamò:

– Fra Nicola grazie! Ecco l’ombrello... – e fece per porgerglielo.

Ma il frate che lentamente continuava a camminare, voltandosi, rispose:

– Ma io non sono bagnato...

Era vero! La bambina solo allora se ne accorse. Stentava a crederci: era completamente asciutto!... Neanche una goccia d’acqua… Neppure nei piedi e nei sandali! In quei momenti di stupore il santo si fermò, volse lo sguardo verso la bimba e con gli occhi che sorridevano il cielo le disse:

– Sei una bambina molto bella!–  lasciando Olga a bocca aperta, estasiata da quello sguardo che, come racconterà a distanza di tanti anni:

– Aveva qualcosa dentro.